Gita tra Mantova, Sabbioneta e Ferrara

3° giorno, domenica 21 maggio 2017: Sabbioneta (4.000 ab. – 18 m s.l.m. – 15°-25°) – Ferrara
Di prima mattina abbiamo lasciato Mantova per raggiungere Ferrara. Ma prima passiamo per Sabbioneta (cliccare qui e qui).

Sabbioneta in provincia di Mantova è un mirabile esempio di “Città Ideale” con espressioni architettoniche e di arte pittorica tardo rinascimentale. Sabbioneta dal 2008 è patrimonio dell’Umanità Unesco è inoltre Bandiera Arancione del Touring Club Italiano ed è annoverata come uno dei ”Borghi più belli d’Italia”.


La città fu fondata da Vespasiano Gonzaga Colonna tra il 1554-1556 e il 1591, anno della sua morte, nel luogo in cui sorgevano una rocca del nonno Ludovico e un antico insediamento.


Posta su un terreno alluvionale tra i fiumi Po e Oglio, nonché lungo il tracciato dell’antica via Vitelliana, occupava una posizione strategica nel cuore della Pianura padana. Per Vespasiano Gonzaga, Sabbioneta doveva essere soprattutto una fortezza e la potenza del suo circuito murario la rendevano sicuramente, a quei tempi, uno dei più muniti baluardi della Lombardia di dominio spagnolo.


Sabbioneta fu soprattutto la capitale di un piccolo Stato posto tra i grandi stati regionali: il Ducato di Milano ad ovest, retto in quell’epoca dal governatorato spagnolo, il Ducato di Mantova ad est oltre il fiume Oglio, governato dalla linea primigenia dei Gonzaga, cugini di Vespasiano, e il Ducato di Parma e Piacenza a sud del Po, di dominio della casata Farnese, solidale e amica dello stesso Gonzaga.

Il territorio del piccolo Stato di Sabbioneta era principalmente concentrato alla propaggine orientale della diocesi di Cremona e costituiva un obbligato crocevia sia per i traffici commerciali nel medio corso del Po, sia per le comunicazioni tra la bassa bresciana e l’Emilia.
Il periodo più prospero nella storia della città fu negli anni della sua riedificazione, sotto il dominio del principino Vespasiano Gonzaga Colonna, di cui divenne la residenza.


La cittadina, costruita in base ai principi umanistici della città ideale, ospita al suo interno diversi monumenti quali il Palazzo Ducale o Palazzo Grande, residenza ducale e luogo deputato all’amministrazione dello Stato, il Teatro all’Antica o Teatro Olimpico (1590) progettato da Vincenzo Scamozzi, primo edificio teatrale dell’epoca moderna costruito appositamente per tale funzione, la Galleria degli Antichi o Corridor Grande interno (la galleria è lunga 96 m ed è la seconda galleria più lunga d’Italia dopo la Galleria degli Uffizi a Firenze; cliccare qui), deputata ad ospitare la collezione di marmi antichi nonché i trofei di caccia, il Palazzo Giardino o Casino, luogo consacrato all’otium e pregevolmente riqualificato tra il 1582 e il 1587 da Bernardino Campi e dalla sua équipe di collaboratori, le chiese dell’Assunta, Incoronata, del Carmine, la Sinagoga e lo storico quartiere ebraico, oggi non più abitato da una comunità, con le sue attività di stampa, fondate nel 1567 da Tobias Foa.

Teatro all’Antica – Il teatro scamozziano può considerarsi uno tra i primi esempi tra gli edifici teatrali dell’età moderna: il primo europeo di teatro stabile inserito in un edificio appositamente costruito (il precedente, il Teatro Olimpico di Vicenza, era frutto di una ristrutturazione). È stato definito dalla storiografia anche teatro moderno per la presenza di elementi innovatori per l’epoca, quali la facciata autonoma, il diversificato sistema d’ingressi, la forma mistilinea della cavea, l’orchestra inclinata, il retropalco dotato di camerini per i comici e per i musici. Uno spazio teatrale in bilico tra tradizione e innovazione che genialmente sintetizzava la culturale teatrale del XVI secolo e si apriva al futuro.


Il raffinato prospetto esterno è ripartito in due ordini: la fascia marcapiano mostra la scritta ROMA QVANTA FVIT IPSA RVINA DOCET (Quanto fu grande Roma ce lo dicono le sue rovine). Il teatro di corte fu inaugurato, nel 1590, alla presenza del duca Vespasiano e della duchessa Margherita Gonzaga di Guastalla, sua terza consorte.


Tra il 1584 e il 1585 Scamozzi aveva già portato a compimento a Vicenza il Teatro Olimpico per l’Accademia Olimpica subentrando ad Andrea Palladio, morto nel 1580. Tale esperienza fece maturare nell’architetto-scenografo l’idea di teatro da lui espressa tre anni dopo nell’appartato teatro di corte sabbionetano.

Il teatro ha una struttura elegante. La citata cavea mistilinea è sormontata da un peristilio corinzio affrescato con Cesari monocromi, coronato da statue di divinità mitologiche e concluso ai lati da nicchie e busti collocati in intercolumni ciecati.

Pregevoli gli affreschi ricchi di significato che abbelliscono la sala. La balaustra dipinta che si snoda nella parte superiore dell’ambiente evoca l’archetipica idea cinquecentesca del cortile adibito a luogo teatrale; mentre le esemplari vedute di Roma, incorniciate da due illusionistici archi trionfali, evocano per gli spettatori-visitatori il mito romano caro al principe committente a all’architetto.

Dopo la visita ci siamo diretti a Ferrara dove siamo arrivati alle ore 16 dopo circa un’ora e mezza di viaggio all’HOTEL B&B FERRARA 3*.


Secoli di dominazione estense, una Corte fra le più raffinate e colte d’Europa, hanno fatto di Ferrara un vero scrigno di meraviglie. Una gioia per gli occhi e per lo spirito, passeggiare per il suo straordinario centro storico, dal 1995 iscritto dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità quale “…mirabile esempio di città progettata nel Rinascimento che conserva il suo centro storico intatto”, scoprire l’antico ghetto ebraico immortalato nei romanzi di Giorgio Bassani, tra i quali l’indimenticabile Il giardino dei Finzi Contini, ammirare i soffitti affrescati dei suoi palazzi, infilarsi nei suoi chiostri semi nascosti, nei suoi ristoranti celebri e nelle panetterie del centro, dove si sforna il fragrante pane conosciuto in tutta la Penisola.

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