Castanicoltura a rischio cinipide


Il cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus Yatsumatsu) è un imenottero fitofago a spese di Castanea sativa e specie affini, attacca sia il castagno europeo, selvatico o innestato, sia gli ibridi euro-giapponesi provocando la formazione di galle (ingrossamenti di forma tondeggiante e dimensioni variabili da 0,5 a 2 cm di diametro, di norma inizialmente di colore verde chiaro e in seguito rossastri) che inglobano i nuovi germogli (foglie e fiori) compromettendo gravemente lo sviluppo vegetativo delle piante, quindi la fotosintesi clorofilliana e la produzione dei frutti,  mettendo, così, a rischio una  produzione di dieci qualità di castagne che hanno ottenuto il riconoscimento tra Dop e Igp.  

Esso è originario del nord della Cina, introdotto in Giappone e in Corea, solo in seguito negli U.S.A. e infine, nel 2002 con avvistamenti in una zona pedemontana a sud di Cuneo, per la prima volta in Europa. Negli ultimi anni si è diffuso ulteriormente, interessando 15 delle 20 regioni italiane. Nel 2009 infatti Dryocosmus kuriphilus risulta assente solamente in Valle d’Aosta, Basilicata, Molise, Sicilia e Puglia. Inoltre è presente in Fracia, Slovenia e Svizzera.

Nel Lazio, in particolare, il parassita è comparso nel 2005 nella zona dei monti Cimini (provincia di Viterbo) su giovani impianti e dal 2008 la zona di insediamento interessa  tutto il territorio delle province di Roma e Viterbo e comuni limitrofi nelle province di Rieti, Latina e Frosinone. Nel 2011 l’infestazione raggiungerà il suo culmine, al punto che, secondo le previsioni dell’associazione castanicoltori Vallecimina, la perdita media del prodotto, nell’area si aggirerà intorno all’80-90%.
Il cinipide galligeno del castagno compie una sola generazione annua, riproducendosi per partenogenesi telitoca.

Le femmine adulte -che si presentano come piccole vespe lunghe 2,5 mm circa, con una colorazione nera a carico del torace e dell’addome, le zampe di colore giallo scuro-arancio, le antenne moniliformi e l’addome a peduncolo con l’ovopositore in evidenza – escono dalla galla in un periodo che va da fine maggio a luglio. Riproducendosi per partenogenesi, la femmina è subito pronta a ovideporre 100-150 uova. Ne depone in genere 20-30 per gemma, quest’ultima si trasformerà in galla solo quando la pianta sarà pronta per il risveglio vegetativo (primavera). Il primo stadio larvale si sviluppa solamente dopo un mese circa e, siccome sverna come larva nella gemma, avrà uno sviluppo lento causa il freddo. Formatasi la galla, l’insetto s’impuperà nella propria cella per poi sfarfallare e ovideporre a fine maggio-inizi luglio.
La diffusione dell’insetto può avvenire sia tramite gli scambi di materiale di propagazione infestato (marze, piantine), sia attraverso il volo delle femmine adulte che fuoriescono dalle galle.
La lotta a questo parassita è assai complicata perché non esistono molecole chimiche che possano agire con efficacia. I trattamenti fino ad ora effettuati con l’utilizzo della sostanza attiva Lambdacialotrina per la lotta al cinipide sul castagno coltivato (frutteto) sono risultati costosi ed inutili, oltre che nocivi per l’ambiente. L’unico rimedio, peraltro impraticabile in concreto, è l’eliminazione una ad una di tutte le galle prodotte.
Un nuovo pericoloso parassita del castagno

Nel corso degli ultimi anni sono stati approvati alcuni provvedimenti legislativi con  l’obiettivo di regolare la lotta al cinipide. Tra questi:
– il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, che reca misure di protezione contro  l’introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti  vegetali;
– il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 23 febbraio  2006, che reca misure per la lotta obbligatoria contro il cinipide del castagno Dryocosmus  kuriphilus Yasumatsu;
– la decisione della Commissione n. 2006/464/CE del 27 giugno 2006, che stabilisce misure  d’emergenza provvisorie per impedire l’introduzione e la diffusione nella Comunità di  Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, è stata recepita in Italia con decreto 30 ottobre 2007 del  Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.
Nonostante i citati provvedimenti il cinipide galligeno del castagno ha continuato a diffondersi con particolare aggressività in tutte le principali  aree castanicole del territorio nazionale, arrecando notevoli danni alla produzione con  gravissimi effetti sui bilanci aziendali e sull’occupazione degli addetti all’intera  filiera di settore.
Al momento viene combattuto con metodi di lotta biologica, utilizzando il parassitoide Torymus sinesi kamijo. Nel 2003 e nel 2004 sono state effettuate le prime prove di lotta biologica introducendo materiale di provenienza giapponese. Le prove hanno dato risultati positivi nel primo anno, tuttavia il secondo anno la parassitizzazione non si è stabilizzata, probabilmente a causa di una mancanza di sincronizzazione fra il ciclo del parassitoide e quello del cinipide. Dal 2005 il rilascio si è esteso anche ad altri siti in Lombardia, Emilia, Lazio, Campania e Sardegna. Le percentuali di parassitizzazione riscontrate variano dal 3 al 25%.

La regione Lazio con la determinazione n. 1825 del 17 luglio 2009 ha individuato misure  d’emergenza provvisorie per impedire la diffusione del cinipide del castagno, istituendo le  zone di insediamento nel territorio della regione Lazio; in seguito alla convenzione firmata dalla provincia di Viterbo, la comunità montana dei  Cimini e le università di Viterbo e di Torino, dalla primavera del 2010 nei monti Cimini è  iniziata la sperimentazione relativa all’inserimento del torymus sinesi, l’antagonista  naturale del cinipide galligeno del castagno.
Nasce a Caprarola il primo centro anti cinipide del castagno

Il Centro di moltiplicazione e allevamento di Caprarola ha la finalità di rendere il Lazio autosufficiente circa il reperimento del Torymus da introdurre nei castagneti regionali per contrastare la diffusione del cinipide galligeno.
Per rendere operativa l’azienda sperimentale Arsial di Caprarola sono state impiantate oltre 150 nuove piante di castagno e introdotte 110 coppie di Torymus, allestito un laboratorio di moltiplicazione con 120 incubatrici nelle quali tra dicembre 2011 e marzo 2012 verranno inserite circa 10 mila “galle”. Una procedura che si prevede darà vita nel giro di due anni ad oltre 1.000 coppie di Torymus. Un numero destinato a crescere nei successivi anni di allevamento.

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